Perché i corsi di autodifesa per medici non serviranno a nulla


A Conegliano, provincia di Treviso (con seguito su tutto il territorio) ha avuto inizio un corso di autodifesa per tutte le professioni sanitarie con il fine di fronteggiare le aggressioni di pazienti e annessi familiari. Appena ho letto l'articolo riguardante la notizia, nella mia mente si sono materializzate immediatamente due parole: neuroni specchio. Cosa c'entrano, vi starete chiedendo? Be', spesso trovo collegamenti apparentemente astrusi e, apparentemente, lontani. Cerco di spiegarmi. Facendo un'attenta analisi del contesto sanitario attuale prevale una parola ovvero "difesa". Certo direte, un paziente si rivolge al medico per potersi difendere dalla malattia utilizzando come arma le competenze del secondo, tuttavia ad oggi quando si parla di "difesa" s'intende ben altro, primo su tutti la cosiddetta medicina difensiva che consiste, riducendola all'osso, in quella pratica per cui la categoria dei camici bianchi difende se stessa contro eventuali azioni di responsabilità medico legali seguenti alle cure mediche prestate ricorrendo o a trattamenti e diagnosi inappropriate e non necessarie oppure astenendosi da qualsiasi intervento di cura (per approfondire l'argomento ti propongo di leggere il mio articolo: La responsabilità medica nell'incertezza umana) Proseguendo sulla scia del defendere troviamo, come da titolo del post, i corsi di autodifesa. Ovvero, sempre la classe medica che si forma per auto difendersi dalla classe dei pazienti, solo che nel primo caso da eventuali denunce e contenziosi, nel secondo da aggressioni verbali e fisiche. Il comune denominatore, immediatamente visibile anche all'occhio più addormentato, è la silente lotta tra i medici e i pazienti. Le aggressioni nei confronti dei medici sono uno degli effetti collaterali della malattia in cui il "sistema detentore della salute" riversa: la dilagante frustrazione sia dei medici che dei pazienti. Vi sono tagli alla sanità, la salute è terribilmente tecnicizzata, prevale il manager sul medico, non vi sono risorse, entro 4 anni mancheranno 11.000 medici, ci sono continui turni stressanti, sofferenze, dolore, sconfitte. Credo che forse il termine "frustrazione" non sia neanche più adatto a contenere descrittivamente la situazione.

L'introdurre i corsi di autodifesa e/o attribuire alla classe medica, come proposto dal ministro della salute Giulia Grillo, la qualifica di pubblico ufficiale credo che faccia da specchio al sempre più prevalente criterio con cui si osservano le varie categorie sociali, tra cui l'ambito sanitario, ovvero l'efficienza, a discapito dell'efficacia. Molto spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi, ma non lo sono per niente. L'efficienza mira ad utilizzare in maniera economica le risorse a propria disposizione; l'efficacia consiste nel raggiungere con successo gli obiettivi prefissati. E' ovvio che i due concetti debbano andare a braccetto per fare le cose al meglio, ma nella "corsa al miglioramento" prevale la sempre vincente efficienza con il rischio che i problemi si ripresentino, con forme diverse, e gravità maggiore. Metaforicamente parlando l'efficienza è mettere un panno che asciughi l'acqua, l'efficacia è andare all'origine del problema della perdita del rubinetto. Nel caso specifico "il panno" è rappresentato dal rendere i sanitari dei judoki, aikidoki e karateki a seconda delle scelte. Forse sono l'unica, ma quando vedo i pubblici ufficiali fermi con le loro armi in vista in una città non mi sento meglio in quanto penso ci sia maggiore protezione, ma m'interrogo in cosa la società, quindi tutti noi, abbiamo fallito.

Approcciarsi all'efficacia è di gran lunga più ostico e difficile, in quanto consiste nell'andare a sviscerare il problema alle radici, vuol dire impiegare maggior tempo, vuol dire mettersi in gioco, vuol dire, nel caso specifico, mettersi di fronte, e quindi riconoscere, la totale frustrazione che inonda i due ruoli. Vuol dire comunicare, e possibilmente investire in corsi di comunicazione, invece che di autodifesa. Investire in corsi di comunicazione, fin dal primo anno di Università, dando loro la stessa importanza dei corsi di anatomia e cardiochirurgia. Come mi diceva una cara persona: "l'albero si raddrizza quando è ancora tenero", ora insegnare ai medici il krav maga e usare le maniere forti non è altro che un modo per insabbiare il seme della questione. Tornando agli iniziali neuroni specchio, la cui scoperta è ad opera del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti e del suo team - secondo cui se io guardo una persona provare disgusto a causa dell'aver annusato uova marce mi si attiva la stessa zona del cervello, nella fattispecie l'insula (area corticale che interviene negli stati emozionali) che si attiva nella persona osservata - fanno comprendere quindi come le persone, o meglio le loro zone del cervello, comunichino senza l'intenzione di farlo influenzandosi (va ben oltre l'assioma Watzlavickiano del "non si può non comunicare"), e quindi, detto ciò, secondo voi creare un ambiente in cui la paura si tocca con mano, a discapito dell'empatia, che effetti può sortire? Soprattutto in un contesto medico, dove ci dovrebbero essere la cura e il prendersi cura. Pensate veramente che una volta "kravmaghizzati" i medici non ci saranno più casi di aggressioni? Perché non sublimare quell'energia aggressiva verso un dialogo costruttivo dove ci si scoprirebbe su un terreno dalle molte somiglianze?

E non è una ragazza con il sogno di creare un mondo migliore a parlare, bensì le scoperte neuroscientifiche, in particolare nel nome di Daniel Goleman nel cui libro "Intelligenza sociale" afferma che siamo programmati per connetterci (no, non facendo il login su Facebook) e che le relazioni che instauriamo influiscono sulla nostra biologia e sulle nostre esperienze: più forte è il rapporto emotivo che abbiamo con l'altro, maggiore è la forza reciproca. Ora, dobbiamo semplicemente chiederci quanto c'interessa promuovere e contribuire alla forza reciproca. *** ATTENZIONE: IL MIO ARTICOLO NON HA L'INTENTO DI MINIMIZZARE TANTOMENO GIUSTIFICARE LE AGGRESSIONI COMPIUTE. ***

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