E il ruolo del farmacista?


Basta un poco di zucchero
e la pillola va giù
e tutto brillerà di più.
(Mary Poppins)


Avete presente quando avete un dolore fisico, non troppo forte, ma comunque fastidioso, tanto da impedirvi di portare avanti la vostra quotidianità?  Non avete voglia di andare dal medico perché sapete che dovrete attendere un bel po' in sala d'attesa e poi perché non volete rendere il sintomo "così grave da andare da un medico".   E allora che si fa? Beh, un salto in farmacia. E' giusto dietro casa, sapete che ci sono 3 - 4 farmacisti quindi la fila scorre abbastanza velocemente, basta dir loro qual è il sintomo e voilà rimedio da ingurgitare e potrete tornare alla vostra vita.


Nel parlare di farmaci e farmacisti vengono evocate diverse immagini: c'è chi pensa a quella farmacista che ha subito capito qual era il sintomo e ha consigliato il rimedio perfetto, aggiungendo anche che ci sono degli ottimi rimedi naturali per fronteggiare il problema - proprio gentile! - c'è chi pensa ai numerosi documentari creati che parlano del business dietro i medicinali - proprio degli infami! - c'è a chi viene in mente quel farmacista scorbutico che neanche ha ascoltato il problema nella sua totalità e già metteva sul banco una serie di scatolette di medicinali - proprio un cafone! ma proviamo comunque queste medicine, voglio che mi passi il dolore! - c'è chi sorriderà pensando a quella comprensione esclusiva del farmacista della scrittura del medico - ha quasi del magico! - A me, ad esempio, viene in mente una farmacia dove mi capitava di andare, quando abitavo a Roma, che profumava sempre di menta. Aveva il mobilio color marrone scuro e ricordo la disponibilità della coppia di farmacisti.   Portavo loro il mio sintomo, mi ascoltavano attentamente, si interessavano alla mia situazione "andando oltre il soma", mi consigliavano offrendomi diverse opzioni spiegandomi i benefici e gli eventuali effetti collaterali.
 Una volta ricordo che mi dissero che non avrei dovuto prendere nulla, ma mi consigliavano di andare da una nutrizionista per risolvere il problema. 
Incredibile! Non mi avevano rifilato nessun medicinale, nessun prodotto.




In questo periodo si sente parlare molto di medici e infermieri in quanto protagonisti "nella lotta contro il virus", ma molto poco di farmacisti.
 Eppure sono rimasti sempre attivi fin dal lockdown. 
 Eppure anche loro sono nel panorama delle “persone curanti”. 

Ho deciso così di fare qualche domanda a Martina, un’amica e farmacista. 1. Ciao Martina, puoi brevemente presentarti e farmi capire perché lavori in questo settore?

 Dal 2018 sono Farmacista Clinica, una figura ancora poco conosciuta in Italia, ma che mi auguro saprà inserirsi nella complessità del settore salute riuscendo ad interpretare un nuovo ruolo accanto al paziente e agli altri professionisti. Lavoro in una piccola farmacia territoriale a Romano d’Ezzelino in provincia di Vicenza. Ci lavoro dal 2014, ma la mia professione è cominciata ben prima. Ho avuto una breve esperienza all’estero e una volta tornata in Italia ho avuto modo di conoscere diverse realtà perché il mondo farmacia per quanto possa sembrare immutabile, ha diverse sfaccettature dalla gestione al tipo di clientela. Leggi misteriose guidano le scelte e a posteriori credo di essere stata alla ricerca di una nuova idea di farmacista. Per questo cambierei la tua domanda “perché lavori in questo settore?” in “ perché continui a lavorare in questo settore?”. 
Di motivi ce ne sono tanti. Perché mi rendo conto che oggi ci sia la necessità di una figura che sappia affrontare sul nascere le piccole problematiche di salute. Perché in un mondo in cui si tende a navigare (internet) senza sapere dove andare, c’è la necessità di una guida per sfatare l’idea sempre più diffusa che da soli è meglio e più economico. Perché è necessario un anello di congiunzione tra il medico ed il paziente per aiutarlo in tutto il suo percorso di cura. Farmacista e medico di medicina generale hanno due ruoli complementari che non si sovrappongono, ma che possono integrarsi. Spero che un giorno sarà possibile parlarne serenamente. Perché è necessario educare alla cultura della prevenzione, all’uso consapevole del farmaco, all’idea ippocratica di fare del cibo il primo farmaco, all’uso razionale del cosmetico….e potrei continuare. 
 2. Ci sono delle differenze tra pre virus e la situazione attuale nel tuo lavoro? Se sì, in cosa le noti? Difficile fare un riassunto di tutto quel che è successo, molte cose sono migliorate soprattutto di carattere tecnico, cose che prima sembravano impossibili sono state superate brillantemente in poco tempo rendendo più semplice anche per i pazienti l’accesso ai farmaci; altre come la gestione dei DPI sono sfuggite di mano, spesso per motivazioni che esulavano dalla nostra competenza, creando molta confusione e non aiutando nella già complicata relazione col cliente. Questo mi ha portato a riflettere su quanto si sia poco inclini a capire e a confrontarsi, pur ostentandolo a parole, e quanto facilmente ci si lasci andare a giudizi precipitosi. 
L’apertura dovrebbe esserci da entrambe le parti, professionisti e clienti perché se non c’è ascolto non c’è comunicazione.



3. Delle volte mi è capitato che, per mancanza di comunicazione efficace con i medici, ponevo tutte le domande, dubbi e perplessità ai farmacisti. 
Ti è mai capitato? 
Come gestisci la comunicazione con le persone? La figura del farmacista sconta l’impossibilità di scindere la parte economica da quella di salute. Parlando con un farmacista si ascolterà il suo consiglio, ma si penserà anche al suo ritorno in termini economici. Ciò inficia gli sforzi di tanti di noi che cercano nel rapporto con la persona la creazione di una fiducia duratura. Dal canto mio ogni giorno raccolgo la sfida di entrare in relazione con le persone che incontro al banco cercando di consigliarle, indirizzarle e a volte anche solo incoraggiarle.

 4. Il farmacista è generalmente percepito come un mero dispensatore di medicinali, è propriamente così? 
 Già da tempo serpeggia una nuova idea della professione che si scolleghi dal preconcetto di farmacista dispensatore e tanti sono gli eventi formativi volti a far crescere la conoscenza e la capacità nell’accompagnamento dei clienti/pazienti nelle piccole patologie, ma non tutti sono disposti a sommare alle già elevate ore di lavoro altrettante ore di formazione. Ma solo così sarà possibile vedere un cambiamento vero e in tempi brevi. A parte specifiche realtà, la figura del farmacista oggi non è poi tanto chiara, perché la stessa categoria attraversa una fase di transizione; mai come ora tutto è in continua evoluzione: c’è la necessità di conoscere nuove apparecchiature tecnologiche, avere competenze nel campo della nutrizione specializzata, saper dare il giusto consiglio per poter informare correttamente i pazienti e/o clienti, perché questo è il primo vero passo verso la prevenzione e il successo delle cure.   Nonostante le numerose resistenze intrinseche provenienti da molti fronti, è sempre più evidente che l’ambito salute stia evolvendo, cambiando, mutando. 
 E non solo a causa del coronavirus, anzi, forse, quest’ultimo non ha fatto altro che evidenziare - per chi è pronto a vedere - gli elementi in, necessaria, trasformazione. 
Prevenzione, cura della persona nella sua totalità, approccio interdisciplinare, importanza della comunicazione tra i professionisti e tra i curanti e i malati. 

Insomma, da una disgregazione dell’ambito della cura - in quanto sottostante ad una visione disgregata dell’essere umano - ad un’integrazione.
 In quanto l’essere umano inizia a permettersi di guardarsi nella sua globalità. 


Ringrazio Martina per aver trovato un po' di tempo per contribuire a questo articolo.




21 visualizzazioni

Se vuoi conoscere meglio l'ambito di cura dal punto di vista relazionale, iscriviti!

Iscrivendoti acconsenti ad essere inserito nella mailing list, accettando la Privacy Policy.
Potrai richiedere modifiche ai tuoi dati in qualsiasi momento.

  • Facebook
  • YouTube
  • Instagram

Copyright© 2020 Cominciamo Da Zeus. Tutti i diritti sono riservati.