Il curriculum nascosto dei curanti

Come abbiamo imparato a dare del “Lei” ai professori? 
 Come abbiamo capito che è vietato entrare nell’aula riservata agli insegnanti? 
 E come abbiamo capito quali sono le modalità comunicative da avere all’interno del gruppo classe? 




Sono tutte informazioni non esplicitate negli insegnamenti delle varie materie, eppure, tra qualche declinazione in latino e le formule in chimica, le abbiamo assorbite in un qualche modo.




Fanno parte di quello che viene definito “hidden curriculum”, il curriculum nascosto.





Secondo lo studioso Cook si tratta di messaggi veicolati dai valori sociali, dal comportamento del docente, dal contesto culturale e dalle norme che lo regolano e sebbene vengano trasmessi in modo non intenzionale, questi messaggi formano profondamente lo studente. 




Quando ho iniziato a pensare a come poter trasformare la mia esperienza in un progetto, ho iniziato a “guardarmi attorno”, cioè dovevo capire se era solo una mia impressione il fatto che gli aspetti relazionali e comunicativi nell’ambito della cura siano carenti, oppure se era un pensiero comune.




La risposta ha superato le aspettative. 
 Non solo è un pensiero comune dal punto di vista delle persone che hanno vissuto un’esperienza di malattia e dei familiari, ma anche degli stessi curanti. 




Gli stessi infermieri, medici, operatori socio sanitari, fisioterapisti confermano il fatto che l’ingrediente relazionale non trova ne' spazio ne’ tempo nella loro professione.


Ormai è trita e ritrita la stima secondo cui i curanti interrompono il paziente dopo 22 secondi.


Come è trito e ritrito il fatto che i curanti vedono il paziente come “un insieme di organi” e non come una persona. 




Nel momento in cui ho iniziato a capire che è una visione comune, ho iniziato a chiedermi perché?




Perché nonostante l’introduzione dell’etica e di tutto il grande filone delle medical humanities, i curanti rimangono più interessati al dettaglio del sintomo che alla complessità dell’esperienza di malattia?


O perché nonostante la parziale introduzione di elementi umanistici, l’atteggiamento del curante rimane freddo e distaccato? 
(Per chi mi conosce sa che non sto parlando di ogni singolo curante, ma parlo in quanto fenomeno!)


Perché i curanti che impiegano più tempo con i pazienti vengono definiti eretici?




Qual è il contesto sociale, culturale e formativo nel quale sono inseriti?




Qual è il curriculum nascosto nella formazione dei curanti?




Prendiamo ad esempio la formazione infermieristica nella quale è stato riscontrato un gap tra ciò che viene insegnato in teoria e ciò che è poi la pratica durante il tirocinio formativo: nelle aule vengono promossi i principi della comunicazione centrata sul paziente e i suoi bisogni, mentre nel tirocinio i tutor usano spesso un linguaggio distaccato e spersonalizzante, il paziente viene considerato un numero, la malattia è svuotata del significato soggettivo e i tecnicismi omologanti sono più importanti dell’aspetto umano.   Tenendo conto del fatto che gli studenti vengono valutati dai tutor è facile capire come i primi riproducano esattamente gli atteggiamenti e i modi di comunicare dei secondi, non tanto come una scelta consapevole basata su una riflessione critica, ma come un modo per incontrare le aspettative dei tutor e ottenere così una valutazione positiva.





Non c’è da sorprendersi!
 L’abbiamo fatto tutti almeno una volta: pur di ottenere il riconoscimento o una buona valutazione, siamo disposti ad andare contro ciò che sentiamo sia giusto e funzioni. 
 Ecco perché i curanti che impiegano più tempo con i pazienti vengono definiti - dagli altri - eretici! 



Una ricerca interessante che ha analizzato il curriculum nascosto è quella condotta da Zanini (2011) nella quale il campione di studio è rappresentato dai tutor esperti e ne è emerso, ancora una volta, che c’è un’enorme lacuna tra la teoria e la pratica, infatti lo studente viene continuamente messo alla prova dalla stessa organizzazione che gli fa sentire il peso delle gerarchie, tanto che il tutor si percepisce più come un sanzionatore e valutatore, che come figura di sostegno e supporto. 



Un ulteriore fattore che va ad incrementare il curriculum nascosto è l’ambiente formativo: la divisione degli spazi istituzionali dà informazioni sulle gerarchie in esso presenti e sul rapporto esistente tra gli stessi studenti e i loro formatori. 

 Ne sono esempi le stanze dei docenti in cui gli studenti non possono liberamente entrare o gli spazi mensa riservati esclusivamente ai docenti: essi dicono implicitamente che ai formatori sono riservati più comfort e che questi sono in una posizione gerarchicamente superiore a quella degli studenti. 
 Oppure la suddivisione degli spazi nel setting clinico trasmette informazioni circa le gerarchie e il ruolo sociale di chi vi opera, ad esempio, il primario o il coordinatore infermieristico rispetto al resto del personale. Le aree riservate al personale sono, a loro volta, divise tra le varie professioni: gli spogliatoi dei medici sono spesso diversi da quelli degli infermieri, quelli degli infermieri ancora diversi da quelli del personale di supporto.

 Tutti questi elementi “nascosti” rispetto ai contenuti espliciti dell’insegnamento in aula, promuovono un determinato contesto organizzativo e culturale. 

 Parlando dal punto di vista della mia esperienza posso dire come ho notato che nel momento in cui il primario (quindi gerarchicamente nella posizione più alta) di un determinato reparto era di “stampo umanistico” tutto il resto del personale appariva nello stesso modo, a differenza invece nel momento in cui era freddo e distaccato, anche tutto il personale era così. 
 Si creava una sorta di effetto cascata dove chi è “più in alto” condiziona gli atteggiamenti e i comportamenti di chi è “più in basso”. 




!!! Poi ci sono - fortunatamente - gli eretici, ovvero coloro che nonostante “si trovino sotto un primario cinico” decidono di scegliere criticamente l’atteggiamento di caring da assumere nei confronti della persona malata.
 Anche a costo di essere escluso dal gruppo.

 Vi richiama alla memoria qualche vostra esperienza nella vita? :) 



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